NOTIZIE DEGLI SCAVI il nuovo film di Emidio Greco
GALLIO, 30 Luglio 2010. Nel mezzo del Festival di Gallio veniamo a spere che il nuovo film di Emidio Greco, NOTIZIE DEGLI SCAVI, sarà presentato al prossimo Festival del Cinema di Venezia, nella sezione Ufficiale, Fuori Concorso.
Approfittiamo della presenza del regista, a Gallio nella sua veste di Presidente della Giuria, per fare quattro chiacchiere sul film, che ha come protagonisti Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini ed è tratto dall’omonimo racconto di Lucentini.
Ogni volta in cui si incontra Emidio Greco, si ha la sensazione di incontrare un personaggio d’altri tempi, un intellettuale raffinato, che all’inizio inibisce sempre, quasi spaventa. Ha tuttavia, Emidio, il raro dono della familiarità; si racconta con la semplicità dell’intelligenza, con il ritmo di chi sa dare tempo agli altri. Abbatte così, parola dopo parola, ogni distanza con il suo interlocutore, che subisce, senza nemmeno accorgersene, l’annientamento di ogni metus riverenziale.
Emerge, dalla chiacchierata con Emidio Greco, uno strano sentimento che lo lega, prima ancora che al suo prossimo film, ai personaggi del racconto di Lucentini. Personaggi che egli ha frequentato, dentro di sé, per quarant’anni, cercandoli, percorrendoli, interrogandoli incessantemente, fino a conoscerli in modo intimo. Fino a provare, nei loro confronti, un affetto resistente, quotidiano. Come quello che proviamo soltanto per i fantasmi che ci portiamo dentro.
Iniziamo la chiacchierata da una domanda qualunque, nella consapevolezza che, da qualsiasi luogo si inizi, il viaggio sarà comunque interessante.
Che cosa ha visto nel racconto di Lucentini, al punto da volerne fare un film?
NOTIZIE DEGLI SCAVI è considerato uno dei più bei racconti italiani del secondo dopoguerra.
L’ho letto, per la prima volta, nel 1964 e ne sono rimasto folgorato. Ne ho scritto immediatamente una sceneggiatura, con la quale ho partecipato al concorso per l’ammissione al Centro Sperimentale di Roma. Piacque così tanto che ho rischiato di fare subito il film. Ma il progetto non si è realizzato.
Sono passati 46 anni e il racconto mi è tornato in mente, per la sua incredibile attualità. E’ più attuale oggi che nel ‘64. Allora, in pieno boom, era davvero difficile rendere verosimile il personaggio del protagonista, un uomo emarginato, disadattato, chiuso nel suo guscio. Era talmente fuori delle righe da non trovare spazio nell’Italia degli anni ’60. Nel 2010, un personaggio del genere è invece comune e diffuso. E quindi è più credibile di quanto non fosse nell’Italia del ’64.
Il protagonista del racconto, il Professore, vive in un appartamento occupato da prostitute, dove lui stesso lavora come factotum. Che cosa l’ha colpita del personaggio?
Il Professore è un uomo che usa la sua condizione personale per difendersi, per evitare che la realtà lo travolga più di quanto non l’abbia già travolto. Si rifugia in un’esistenza da topo, una condizione esistenziale minima, per difendersi. Le contingenze vere, serie, gli sfuggono. Non vuole vederle. E si distrae, seguendo il filo del suo pensiero.
La realtà si incarica di riportalo con i piedi per terra: incontra la Marchesa, una prostituta. E tra i due personaggi nasce un improbabile sentimento di simpatia. Improbabile perché non era minimamente ipotizzabile che la Marchesa potesse interessarsi ad uno come lui, né era ipotizzabile che lui potesse nutrire alcuna simpatia per un altro essere umano.
Solo che le cose non sono senza conseguenze: questo scambio, da una parte costringe il professore a prendere coscienza della sua condizione, dal’altro lo obbliga ad accettare fino in fondo il personaggio della Marchesa. Fare la prostituta non è un mestiere indifferente, soprattutto se a esercitarlo è una persona per cui provi un improvviso sentimento di simpatia.
Le cose si complicano, ma i due personaggi decidono di vivere la vita nonostante tutto.
Ecco, questo mi colpiva e commoveva al tempo stesso: vedere questi due emarginati, legati da un filo invisibile, affrontare il mondo.

Giuseppe Battiston Iaia Forte Francesca Fava e Anna Paola Vellaccio in una scena del film Notizie degli scavi
Sembra che Lei sia innamorato del personaggio del Professore, prima ancora che del racconto…
Questo è vero. Il personaggio è per molti aspetti simile al protagonista del mio precedente film, L’UOMO PRIVATO, che metteva in campo una serie di schermi per preservarsi dalla realtà. Certo lui era uomo privilegiato, di successo, l’esatto contrario del Professore. Ma anche l’altra faccia della stessa medaglia, visto che entrambi si difendono dalla realtà.
Con la differenza che il Professore non mette in atto le sue difese “lucidamente”, ma “naturalmente”. Lui è così, a differenza de “L’Uomo Privato” che si proteggeva con maggior consapevolezza e artificio.
Spesso il suo è un “cinema di cose”. Che funzione hanno le cose, gli oggetti in questo film?
La svolta del Professore è la conseguenza di una visita agli scavi di Villa Adriana di Tivoli, visita che lavora nel profondo. Le cose, in questo caso le pietre, hanno, per il personaggio, la capacità misteriosa di risvegliarlo alla coscienza. E questo risveglio lo unisce alla Marchesa. Se non avesse fatto questa visita, forse non gli sarebbe successo nulla.
Alcuni oggetti, già prima, avevano una forte attrazione per il Professore, perché si distraeva attirato dalla voce delle cose secondarie. Si bloccava, perdendosi in un maccherone schiacciato per terra, la minestra, un bignè rimasto nel piatto. Fino alla visita a Villa Adriana questa attrazione per gli oggetti è soltanto una caratteristica del suo modo di sottrarsi al mondo. Invece gli scavi hanno la diversa funzione di aprigli un nuovo mondo.
Il professore è circondato di donne. Che cosa rappresentano le donne per lui?
Fin che non conosce La Marchesa, le donne sono delle semplici lavoratrici. Lui non poteva ipotizzare che una donna potesse mostrare interesse per lui. Le donne erano messe tra parentesi come tutta la realtà. Lui era attratto dal pettegolezzo, non dalla sostanza delle cose. Dopo l’incontro con la Marchesa, le cose cambiano e lui non può più tornare indietro. Accetteranno, lui e la Marchesa, di vivere la vita, con un pedaggio non indifferente, perché non potranno più sospendere il giudizio su se stessi e sulle cose. E la consapevolezza crea dolore. In questo senso quello di Lucentini, è un racconto etico.
Come è arrivato alla scelta degli attori protagonisti, Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini?
Per l’attore il percorso è stato lungo. Ci pensavo da 46 anni, mi sono venuti in mente diversi attori. In un primo momento ho pensato che il personaggio avesse 50-55 anni. Poi mi sono accorto che, nel racconto, è molto più giovane, un 40nne…
Quindi cercavo un quarantenne, con una presenza fisica forte. E sono arrivato a Giuseppe Battiston.
Che Giuseppe fosse un bravo attore non avevo alcun dubbio. Lui ha letto il racconto ed ha perso la testa. Ha aderito al personaggio in modo incredibile. Battendo il primo ciack, mi sono detto che era una gran bella fortuna, perché il personaggio era là. Il Professore era là, in un Giuseppe Battiston che univa la bravura, la giovinezza e una presenza fisica che riempiva lo schermo.
E Ambra Angiolini?
Nel caso di Ambra, sono andato ad intuito.
L’avevo vista nei film precedenti e ne avevo colto la bravura. Ma era altro che mi interessava: da un lato la naturale malinconia del suo fisico e del suo volto, dall’altro la sua capacità di manifestare una altrettanto naturale ironia.
Vedendo il film dopo il primo montaggio, ha pensato che Lei è cambiato?
Sì, in effetti ho pensato che in questo film ho accentuato una strada che avevo già preso. Negli ultimi film c’è una coloritura più esistenzialistica rispetto ai primi lavori e in questo sono cambiato, c’è maggiore attenzione ai sentimenti.
E per quanto riguarda lo stile, sono un po’ meno paranoico di come potevo esserlo all’inizio. Poi magari non sono cambiato per niente.
Non voglio dire che mi sono lasciato andare… non mi lascio mai andare a sufficienza, come dicono i miei collaboratori… Ma diciamo che mi sono lasciato andare abbastanza (ride, ndr).
Lei è regista e sceneggiatore del film. Qual è stato il problema maggiore nell’adattare il racconto per il cinema?
Il racconto di Lucentini è in prima persona: il personaggio del professore racconta sé stesso, la sua quotidianità, i suoi pensieri. La logica del racconto è la sua soggettività. Il film, al contrario, è oggettivo. Il problema maggiore era recuperare oggettivamente una logica che nel libro è soggettiva. E non era facile, perché si trattava di rendere verosimile ciò che nel racconto ha la verosimiglianza della soggettività.
Nel testo di Lucentini il Professore parla di una serie di cose con un suo linguaggio … e tu lo segui ed è verosimile perché è il suo punto di vista sul mondo. Al cinema quel personaggio diventa un uomo in carne ed ossa e le sue parole diventano voce. Una delle cose più difficili, era rendere quel personaggio, quei racconti e quel linguaggio verosimili. Spero di averlo fatto per il meglio, grazie anche all’interpretazione di Battiston.
Il film è stato selezionato dal Festival del Cinema di Venezia. Che cosa significa per Lei tornare a Venezia?
Innegabile che mi faccia molto piacere. Ho girato a Giugno di quest’anno. Ho montato il film in 8 giorni, a Luglio e l’ho mandato a Venezia “al grezzo”, senza musica, senza effetti speciali, non mixato. Dopo pochi giorni dall’invio, mi hanno chiamato per dirmi che l’avevano preso. Mi ha fatto molto piacere.
Vedendo il film si ha l’impressione che, nella prima parte, tutto ruoti attorni al Professore, che la sua soggettività sia così dominante da fare del Professore l’unico personaggio, l’unica presenza, anche fisica. Fino a che non arriva la Marchesa che si rivela, nella sua fragilità, di una forza incredibile, capace di affiancarsi, anche come presenza, al Professore, di tenergli testa, di dividere lo spazio e il tempo con lui….
E’ esattamente così.
Nella prima parte c’è il Professore. Lui è lui, gli altri sono nella convenzione. Lui si presenta e dice “io sono io, parlo così, vivo così”. Da qui, l’idea che lui appaia in carne ed ossa e gli altri come personaggi di una verità “con meno carne e sangue” di quanti ne abbia lui. Lui è lui. Le altre sono la padrona della casa, le prostitute, parlano per frasi fatte.
La Marchesa diventa anche lei una presenza reale. Lei è forte, perché di solito le donne sono più forti degli uomini. E comunque sia, è lei che muove le cose tra i due. Se fosse per lui non cambierebbe nulla. Lei supera l’incidente del suicidio (la Marchesa tenta il suicidio e incontra il Professore durante la convalescenza, ndr) ed è costretta ad accettarsi per quello che è. Nel momento in cui accetta la sua condizione, vuole che anche l’altro accetti la propria. Lei sta accettando un emarginato. E queste due esistenze di emarginati si accettano reciprocamente e affrontano la vita. In questo senso mi sono lasciato andare palesemente… Piangono alla fine.
Emidio Greco ha pianto?
(Ride ndr). Sì… No. Non ho pianto. Diciamo che sono rimasto molto toccato (ride ancora ndr).
Igor Brunello e Laura Moretto
Un grazie particolare a Emidio Greco. Le foto di scena sono di Massimiliano CilliSerata finale e premiazioni del 14° Gallio Film Festival del Cinema Italiano Opere Prime
31 luglio 2010. Serata finale del festival

I premi per il miglior film e la miglior regia a due donne. Tizza Covi e Susanna Nicchiarelli sul palco del Festival di Gallio.

Tizza Covi e Rainer Frimmel ricevono il premio per il miglior film con "Non è ancora domani (la Pivellina)". Da sinistra: Ilaria Serra, il Sindaco di Gallio, Tizza Covi, Rainer Frimmel e Giovanni Rattini.
Susanna Nicchiarelli riceve il premio per la miglio regia
La regista Susanna Nicchiarelli parla con del suo film con il pubblico del Gallio Film Festival . Accanto a lei Giovanni Rattini, presentatore della serata.
MIGLIOR FILM E PREMIO DEL PUBBLICO
Il premio per il miglior film è andato a Tizza Covi e Rainer Frimmel per il film “Non è ancora domani (la Pivellina)”.
I due registi hanno ricevuto anche il premio del pubblico.
Motivazione della giuria:
Miglio film a Tiza Covi Rainer Frimmel
L’opera dei due registi, alla loro prima prova con il cinema, si rivela un raro, piccolo film, ma stupefacentemente grande nella conduzione e nell’organizzazione del racconto e nei contenuti, che emanano semplicità e soprattutto sincerità.
I registi hanno saputo ricreare un mondo per nulla artefatto e del tutto convincente. La conduzione e l’organizzazione della storia pare uscire da un laboratorio di formazione espressiva e creativa anche attraverso l’indagine psicologica su personaggi e ambienti.
MIGLIOR REGIA E MIGLIOR ATTRICE
Il premio per la miglio regia è andato a Susanna Nicchiarelli per il film “Cosmonauta”.
Il film ha ricevuto anche il premio per la miglior attrice, assegnato a Claudia Pandolfi per l’interpretazione di Rosalba.
Motivazione della giuria:
Miglio regia a Susana Nicchiarelli
La regista ha saputo delineare uno spaccato verosimile dei giovani degli anni ’60, coinvolti negli ideali politici e nelle istanze di autonomia in contrasto col mondo degli adulti.
La regista ha condotto la storia con una linearità che permette una chiara comprensione del racconto e sa caricare di impeto passionale e coinvolgente i personaggi.
Miglior attrice: Claudia Pandolfi
Per la parte di Rosalba, vedova e madre che esce dallo schermo con intensità, espressività, umanità e soprattutto credibilità ammirevoli. L’evoluzione e la tenuta di un personaggio che cambia età nel corso delle fasi del film contribuiscono anch’esse a una prova attoriale di qualità, di cui merita di essere sottolineata anche la novità che rappresenta nel ventaglio di ruoli interpretato durante la carriera dell’attrice.
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Marco Chiarini, Giovanni De Feo, Pietro Albino Di Pasquale per il film “L’uomo fiammifero” ha ritirato il premio Pietro Albino Di Pasquale.
Motivazione della giuria:
Miglior sceneggiatura: L’Uomo Fiammifero (Marco Chiarini, Giovanni de Feo, Pietro Albino di Pasquale):
Per un film dove l’animazione e la recitazione, il pragmatismo del mondo adulto e il fantasticare del mondo bambino, la prosaicità e la poesia sono tenute in saldo equilibrio da una scrittura capace di generare una fantasmagoria di invenzioni, visioni e sorprese che toccano le corde intime degli spettatori di ogni età.
MIGLIOR ATTORE
Il premio per il miglior attore è andato a Edoardo Leo per il film “18 anni dopo” .
Motivazione della giuria:
Miglior attore: Edoardo Leo
Un attore che ha saputo emanare simpatia e fiducia, interprete di un personaggio continuamente in preda a insicurezze, a sensi di colpa e di inferiorità, in cui risaltano le sue qualità artistiche e un umorismo fine e sempre piacevole.
Pietro Albino Di Pasquale riceve il premio per la miglior Sceneggiatura de “L’uomo fiammifero” dalle mani di Sergio Sambugaro, organizzatore del festival.
Da sinistra: Sergio Sambugaro, Pietro Albino di Pasquale e Ilaria Serra.
I premi del 14° Gallio Film Festival opere prime
“Non è ancora domani” vince
«È un raro, piccolo film»
Successo di pubblico: oltre 1.500 biglietti staccati nei 9 giorni di proiezioni al Cineghel
GALLIO
È il film “Non è ancora domani” di Tizza Covi e Rainer Frimmel il vincitore della 14° edizione del Gallio Film Festival delle Opere Prime. La pellicola, che nonostante sia un racconto è stata girata quasi fosse un documentario, ha colpito la giuria proprio per la sua pulizia nel narrare la vicenda mantenendo i contenuti semplici e sinceri. Un’opera definita dalla giuria (composta dal regista Emidio Greco, dall’attore Giuseppe Battiston, dallo scrittore Piersandro Pallavicini, dal produttore Gianluca Arcopinto, dal regista Fabio Rosi e dal critico cinematografico Michele Serra) “un raro, piccolo film” dove i registri “hanno saputo ricreare un mondo del tutto convincente. La conduzione della storia pare uscire da un laboratorio di formazione espressiva e creativa, anche attraverso l’indagine psicologica su personaggi e ambienti”.
Un apprezzamento condiviso anche dal pubblico che ha assegnato al duo italo austriaco anche il Premio del pubblico Buona parte del numeroso pubblico che ha assiepato il Cineghel di Gallio, oltre 1500 biglietti staccati nei 9 giorni di proiezioni, ha espresso il proprio gradimento al film che racconta, attraverso una bambina abbandonata, l’affetto e il calore umano all’interno di una povera comunità di circensi romani spesso oggetto di emarginazione e discriminazioni.
Miglior regia invece a Susanna Nicchiarelli autrice e sceneggiatrice del film “Cosmonauta”; una storia che racconta i primi anni ‘60, la guerra fredda, la contrapposizioni occidente – oriente, la passione politica che animava quegli anni.
Un racconto che ha dato spessore ad un periodo spesso trattato con leggerezza attraverso una minuzioso indagine psicologica. Un’indagine intensa data anche dallo spessore dei protagonisti e con una Claudia Pandolfi che si conquista la statuetta per la miglior attrice.
Miglior attore ad Edoardo Leo, regista, sceneggiatore e protagonista del film “18 anni dopo” che racconta di un meccanico romano, Mirko, che dopo 18 anni ritrova il fratello in occasione del funerale del padre.
Miglior sceneggiatura infine al film “L’uomo fiammifero” di Marco Chiarini; storia fantastica di Simone e Lorenza, bambini alle soglie dell’adolescenza alle prese con amici immaginari che parlano al contrario, giganti nani, gemelli a metà, strani personaggi incontrati cercando il re di quel serraglio incantato: l’uomo fiammifero che viene la notte ad accendere luci e ad indicare la via. G.R.
Greco e Battiston a Gallio
Greco e Battiston
a Gallio certificano
«Cinema in salute»
«Non più opere per la massa ma per un pubblico attento, che seleziona. In questo Gallio è di aiuto, stimolo e confronto». Giornate di full immersion
Gerardo Rigoni
GALLIO
È un cinema in salute quello italiano. Lo garantiscono il regista Emidio Greco e l’attore Giuseppe Battiston presenti a Gallio in questi giorni come, rispettivamente, presidente e giurato della giuria del Film Festival Opere Prime. Dieci giorni di full immersion di cinema con attività collaterali tra cui molti momenti di confronto tra registi, attori e pubblico. Pubblico definito da Battiston, «la linfa del cinema stesso».
«Perché non facciamo cinema per noi stessi lo facciamo per voi – dice Battiston – Sono i club ed i cinema d’essai che ci permettono di proseguire. L’arte cinematografica è mutata, il cinema oggi non è più un fenomeno di massa, i ruoli si sovrappongono, un film è oggigiorno un lavoro di gruppo. E così anche il pubblico deve ri imparare ad andare al cinema, deve formare una cultura cinematografica».
«Ma più che altro i due pubblici, quello televisivo e quello cinematografico, sono diversi e distanti uno dall’altro – interviene Emidio Greco -. La crisi del cinema oggi, dopo il vuoto degli anni ‘80 – ‘90, non è dato dalla regia ma dalla mancanza di sceneggiature. Non è facile inventare qualcosa di nuovo, di inaspettato; il pubblico del cinema non vuole che ci si ferma solo a raccontare storie. In realtà l’Italia ha un gruppo di registi che pochi possono vantare. Il cinema italiano è un cinema importante, sofisticato. Ecco quindi la difficoltà di creare qualcosa di non convenzionale».
Difficoltà che fanno però emergere ancor di più l’importanza di festival come quello di Gallio che permette a giovani registi di mettersi in mostra, di confrontarsi. Un festival dove sono emerse molte cose interessanti ma anche qualche avvertimento sottolineato da Battiston: «Ho lavorato con molti registi importanti e qui a Gallio, festival che deve spiccare il volo, ho visto cose apprezzabili. Il pubblico di Gallio è privilegiato perché vede opere che non raggiungeranno le sale. Però ho visto anche alcune regie molto televisive. Si rischia di disperdere la pienezza del linguaggio della narrativa cinematografica».
«È vero – conferma Greco – Si fa fatica a ritornare alla freschezza del cinema. Infatti, l’importanza del Festival di Gallio sta proprio nel fatto che fornisce ai giovani registi lo spazio anche per sbagliare. La qualità non si può programmare; se si riduce troppo il numero di pellicole e di sceneggiature l’arte si soffoca, non emergerà più il nuovo».
Greco e Battiston hanno appena terminato “Notizie dagli Scavi” realizzato assieme ad Ambra Angiolini, anche lei giurata di Gallio però costretta a dare forfait all’ultimo momento.
«Si, il film è in realtà la mia opera prima visto che avevo letto la sceneggiatura nel 1964 – scherza Greco -. Ammetto che mi sono lasciato andare, ho dato grande spazio sia a Giuseppe sia ad Ambra perché assieme sono davvero sublimi». «Allora anch’io dico che è stato mio esordio da attore – aggiunge Battiston -. Perché ho interpretato un ruolo del tutto nuovo per me…».
Discorrendo di Cinema – incontro conferenza con Emidio Greco e Giuseppe Battiston

Prima dell'incontro è stato proiettato il corto d'autore "Gita a Santo Stefano" di Emidio Greco
Incontro conferenza DISCORRENDO DI CINEMA
Questa mattina nella sala Cineghel di Gallio si è tenuto l’incontro con il regista Emidio Greco e l’attore Giuseppe Battiston, Igor Brunello, moderatore e animatore dell’incontro, ha esordito con una domanda provocatoria:- Perché fare cinema? ha ancora senso fare cinema oggi e cosa significa per un regista – e ancora – si può fare “politica” con il cinema?

Emidio greco e Igor Brunello prima della proiezione del corto "Gita a Santo Stefano"

Giuseppe Battiston all'incontro nella sala Cineghel diGallio

L'incontro con il pubblico

L'incontro con il pubblico

Emidio Greco, Igor brunello e Giuseppe Battiston
CINEMA. Al via da oggi e sino al 31 il Festival nella sala del Cineghel
Ambra in giuria
a Gallio: si proietta
il film del talento

Ambra Angiolini attrice in “Saturno contro” di Ozpetek
Le opere prime in rassegna rappresentano il meglio della cinematografia italiana più recente. Spazio a omaggi e documentari, presiede Emidio Greco
Gerardo Rigoni
GALLIO
La presenza di Ambra Angiolini nella giuria del Festival del Cinema Italiano di Gallio è uno tra le novità della quattordicesima edizione del premio dedicato alle opere prime. Altra novità è l’inserimento della kermesse galliese nel calendario di “Opera Estate 2010″. In più l’edizione 2010 del Festival riserverà uno spazio dedicato al documentario con il lavoro “Le Quattro Volte” di Michelangelo Frammartino. In più ci sarà spazio anche per opere prime internazionali con la proiezione di “Nord” di Rune Denstad Langlo, “Donne senza uomini” della regista Shirin Neshat e il film d’animazione “Panico al villaggio” diretto da Vincent Patar.
Ma tra tante novità ci sono anche le certezze, in particolare il fatto che la manifestazione cinematografica è tra le più interessanti a livello nazionale e rimane unico nel suo genere. E se negli anni il Festival è riuscito a mantenere inalterata quella sua peculiarità di rappresentare per giovani registi, spesso poco conosciuti, un indiscutibile trampolino di lancio e anche vero che ad ogni edizione l’organizzazione riesce a inventare qualche nuovo spunto perché il Festival non diventi ripetitivo.
Quest’anno l’appuntamento, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Provincia di Vicenza, Comunità Montana, Consorzio Turistico Asiago 7 Comuni e Comune di Gallio, si terrà da oggi al 31 luglio al Cineghel.
Tredici le pellicole che saranno giudicate dalla giuria presieduta dal regista Emidio Greco e composta da Fabio Rosi, Piersandro Pallavicini, Gianluca Arcopinto, Paolo Cottignola, Michele Serra, Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini. Sei i riconoscimenti in palio; miglior film, regia, sceneggiatura, attore, attrice e premio del pubblico.
Tra i film più importanti che arriverà a Gallio “Dieci inverni” di Valerio Mieli premiato con la statuetta del David di Donatello per il migliore regista esordiente. Da segnalare anche “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi, “Good morning Aman” di Claudio Noce, “Non è ancora domani – La pivellina” di Tizza Covi e Rainer Frimmel, “Cosmonauta” di Susanna Nicchiarelli, “Una notte blu cobalto”, di Daniele Gangemi. In concorso anche “7/8″ di Stefano Landini, “La terra nel sangue”, di Giovanni Ziberna, “18 anni dopo” di e con Edoardo Leo, “Le tue parole” di Stefano Terraglia, “La bocca del lupo” di Pietro Marcello e “L’uomo fiammifero” di Marco Chiarini. Infine, per arricchire un appuntamento già nutrito, saranno proiettati il film del 1960 di Luigi Comencini “Tutti a casa”, “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti e nell’ultimo giorno del festival sabato 31 luglio alle 10.30 la proiezione del corto di Emidio Greco “Gita a S.Stefano” alla quale seguirà l’incontro con il regista.
Ciliegina sulla torta, nella serata inaugurale di oggi alle 20.45 nella Chiesa Parrocchiale di Gallio l’organista Ferruccio Bartoletti accompagnerà la proiezione del film muto del 1927 “Metropolis” capolavoro dell’ austriaco Fritz Lang.
PROGRAMMA della 14° edizione
SERATA INAUGURALE
sabato 24 ore 20.30
METROPOLIS
regia di Fritz Lang – Germania – 1927
improvvisazioni organistiche del M° Ferruccio Bartoletti
CHIESA PARROCCHIALE – Gallio
DOMENICA 25 luglio
ore 16.00
Nord di Rune Denstad Langlo
ore 17.30
7/8 di Stefano Landini
ore 20.45
Non è ancora domani – la Pivellina
di Tizza Covi e Rainer Frimmel
interverrà l’attrice Patrizia Gerardi
LUNEDì 26 luglio
ore 17.30
Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli
ore 20.30
La terra nel sangue di Giovanni Ziberna
interverrà l’autore
MARTEDì 27 luglio
ore 16.00
Good morning Aman di Claudio Noce
ore 18.00
18 anni dopo di Edoardo Leo
ore 20.45
Una notte blu cobalto di Daniele Gangemi
interverrà l’autore
MERCOLEDì 28 luglio
ore 16.00
La doppia ora di Giuseppe Capotondi
ore 18.00
Donne senza uomini di Shirin Neshat
ore 20.45
Le tue parole di Stefano Terraglia
interverrà l’autore
GIOVEDì 29 luglio
ore 17.30
Dieci inverni di Valerio Mieli
ore 20.45
La bocca del lupo di Pietro Marcello
interverrà l’autore
VENERDì 30 luglio
ore 16.00
Christine Cristina di Stefania Sandrelli
ore 17.30
L’uomo che verrà di Giorgio Diritti
ore 20.45
L’uomo fiammifero di Marco Chiarini
interverrà l’autore
SABATO 31 luglio
ore 10.30
corto d’autore Gita a Santo Stefano di Emidio Greco
a seguire Discorrendo di Cinema - incontro conferenza
con Emidio Greco e Giuseppe Battiston
ore 16.00
Panico al villaggio di Vincent Patar, Stéphane Aubier
ore 17.30
Le quattro volte di Michelangelo Frammartino
interverrà l’autore
ore 20.30
Serata finale e premiazioni
la Giuria del festival assegnerà i premi:
miglior film
miglior regia
miglior sceneggiatura
miglior attrice
miglior attore
premio del pubblico
Seguirà la proiezione del film vincitore
Edizione 2010

14° GALLIOFILMFESTIVAL del cinema italiano opere prime
GIURIA DEL FESTIVAL 2010
EMIDIO GRECO regista (Presidente)
Ha esordito nel 1974 con il film “L’invenzione di Morel”.
Il suo ultimo film è “L’uomo privato” del 2007.
GIANLUCA ARCOPINTO produttore, sceneggiatore e regista
Ha fondato nel 1998 la Pablo Film. Il suo ultimo film è “Angeli distratti” del 2007.
GIUSEPPE BATTISTON attore di cinema e teatro
Ha vinto il Premio David di Donatello nel 1999 e nel 2009, rispettivamente con i film “Pane e Tulipani” e “Non pensarci”.
AMBRA ANGIOLINI conduttrice televisiva, cantante, attrice e conduttrice radiofonica.
Ciak d’oro come miglior attrice non protagonista in “Saturno Contro”. Ha recitato in “Bianco e nero” nel 2008, e “Ce n’è per tutti” nel 2009.
PAOLO COTTIGNOLA montatore
Ha lavorato al montaggio dei film di Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati.
PIERSANDRO PALLAVICINI scrittore
Ha scritto ”Madre nostra che sarai nei cieli”, “Anime al neon”, “Atomic dandy”, “Afro-beats”, “African inferno”. Quest’anno ha pubblicato “A braccia aperte”.
Collabora con le riviste “Pulp”, “Versodove”, “Fernandel”.
FABIO ROSI regista
Ha esordito nel 2001 con il film “L’ultima lezione”. Lavora presso la Scuola Nazionale di Cinema.
MICHELE SERRA giornalista, critico cinematografico
Collaboratore della Mostra del Cinema e il Comune di Venezia.
Ha pubblicato “Il giro del mondo in 80 film – Il cinema dell’intercultura”.
















